“Quando ero in seconda media la mia vita è cambiata: mi sentivo debole, non mangiavo volentieri e sono dimagrito molto. Questi sintomi in apparenza semplici, nascondevano qualcosa di molto complesso che dopo diversi esami e un’agobiopsia ha preso il nome di Linfoma di Hodgking.
Così mi sono ritrovato in pochi giorni ad affrontare una partita che valeva la vita, contro un avversario diverso da quelli a cui ero abituato giocando a calcio.
Le battaglie difficilmente si vincono da soli. Oltre al naturale supporto della mia famiglia, ho trovato una seconda famiglia al quinto piano dell’ospedale Del Ponte, che mi piace definire la mia seconda casa.
Sono stato invaso non solo di farmaci ma soprattutto di un grande amore, quello trasmesso da tutta l’equipe di oncoematologia e dalla meravigliosa Fondazione Giacomo Ascoli che non mi ha fatto sentire isolato dal mondo. Certo perché non potevo andare a scuola ma loro mi hanno messo a disposizione IVO, un robot su ruote che attraverso videoconferenze mi permetteva di rimanere in contatto con la scuola e farmi sentire come fossi in classe.
Inoltre Angela, mamma di Giacomo, è una forza della natura: mi ha fatto sentire come fossi figlio suo, dandomi tutto ciò di cui avessi necessità per potermi sentire meno spaventato. Perché sicuramente la paura c’è ma questa esperienza mi ha fatto capire che la conoscenza fa sembrare il problema più piccolo e che il supporto di tutti ti fa sentire speciale tanto da credere di potercela fare.
Perché dai tumori si può guarire e io ne sono la prova!
Coltivate sempre pensieri positivi, l’entusiasmo non può fiorire in un terreno pieno di paura.”
Marco, ex paziente del Day Center